martedì 16 dicembre 2008

Altrove o dove?


Cercare il sole.

Le rive inabissate mi scagliano sul nulla. La fossa sottostante risucchia la corrente. Il pallido vicino non sente più la voce. La musica d'un tempo risuona più lontana. E tutto attorno è neve. E tutto attorno è freddo. Se un attimo val l'altro, che spieghi, per favore, perché è già tutto uguale, perché via via ritorna. Perché così non vale, non è come deciso:il bordo è più ingiallito, la superficie crespa.
Rischiumano le onde, fragore impallidito. Cercare il sole. Cercare il sole.


Cercare il sole.

lunedì 15 dicembre 2008

Versi Solari



Sto qui ad osservare
il fluido oscillare
di onde restanti
di quieti oblianti

Purissima attesa
fortissima resa
tremanti parole
a un pallido sole

Ma il primo inquietarsi
per un qui che può darsi
riporta al tremore
(ricordi, cantore?)

E quindi colpisci
dolore passato
Colpisci con forza, ribatti,
il cuore scotenna

Ch'io resti ancor qui,
d'umana passione inebriato
e d'altro sospiro ubriacato

domenica 14 dicembre 2008

And so it goes



In every heart there is a room
A sanctuary safe and strong
To heal the wounds from lovers past
Until a new one comes along

I spoke to you in cautious tones
You answered me with no pretense
And still I feel I said too much
My silence is my self defense

And every time I've held a rose
It seems I only felt the thorns
And so it goes, and so it goes
And so will you soon I suppose

But if my silence made you leave
Then that would be my worst mistake
So I will share this room with you
And you can have this heart to break

And this is why my eyes are closed
It's just as well for all I've seen
And so it goes, and so it goes
And you're the only one who knows

So I would choose to be with you
That's if the choice were mine to make
But you can make decisions too
And you can have this heart to break

And so it goes, and so it goes
And you're the only one who knows

giovedì 13 novembre 2008

Alla ricerca del cielo più azzurro



L'essenza dell'ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, ma che lo rivendica a sè. (D. Bonhoeffer)

Bello. Vero.
Forse.
Anzi, vero.
Solo tremendamente difficile.
Sgrovigliare quell'intricata matassa che è l'esistenza umana.
Scioglierne i nodi.
Distenderli.
Guardarli per quello che sono. E continuare a seguire con le dita e gli occhi il dipanarsi del filo della vita per come si presenta: a volte lineare, a volte storto, a volte ingarbugliato.
Tenere la testa alta, nonostante sia pesante.
Reggersi sulle gambe, non farle cedere.

La felicità non è uno stato raggiunto, è un ideale a cui tendere, verso cui tendere incessantemente.
Se la pensassimo raggiunta una volta per tutte, cesseremmo di cercarla, negandoci la possibilità di viverla.

domenica 19 ottobre 2008

Alchimia di desideri


Che ne sarà ora? Di mille desideri, mescolati a speranze molto spesso malcelate nell'animo?
Che ne sarà di tutta la voglia di danzare tra le stelle, di tutti gli abbracci mai dati, di tutti quei gesti d'affetto che sono rimasti chiusi in qualche cassetto del cuore?
Che ne sarà di una possibile vita insieme che avrebbe potuto essere la rampa di lancio per nuovi e finalmente veri sorrisi, delle occhiate date di sfuggita, dell'arrossire all'improvviso per un gesto o una battuta?
Che cosa sarà del nostro voler provare a sorridere? Cosa avverrà all'idea di noi?
E che cosa ti dà quel tuo voler rimanere rinchiusa, quel tuo non coraggio delle azioni? E che cosa rimane di questo nostro quasi-sfiorarci reciproco troppo spesso rimandato? E delle parole mancate?
E che ti dà quel rinviare a mai più quello sguardo e quelle parole sincere che mai si sono date nelle nostre esistenze?

Pago forse la colpa di troppo silenzio e troppo aspettare e poco inseguire? Ma la voce si blocca di fronte alla tristezza di chi, per paura o chissà cosa, molto spesso ha celato un'insicurezza o un non voler agire dietro a un rossore di viso e a una tristezza profonda..

Quando ami qualcuno, amalo davvero, o non farlo per niente...

domenica 21 settembre 2008

Viaggio nel tempo immobile


I grandi pensatori li si riconosce dalla capacità di dire cose che nessuno aveva mai pensato prima, dal coraggio di ribaltare l'intero modo di concepire anche le cose più comuni.
Henri Bergson fu tra questi: sua l'idea di separare nettamente l'ambito dei fenomeni esterni alla coscienza rispetto al mondo interno di ognuno di noi. E come fare?
A partire dal tempo: finalmente una distinzione netta, chiara, importante, tra lo scorrere degli eventi e dei fenomeni a noi esteriori e la nostra interiorità.
Prendiamo il mondo esterno ed i suoi accadimenti: in esso gli istanti vengono a giustapporsi gli uni agli altri nel modo più semplice ed intuitivo per noi: a t1 succede t2, e poi t3, e così via. Quasi come su una linea retta immaginaria, il tempo scorre in maniera lineare, ogni istante viene dopo il proprio antecedente, e pre-esiste a ciò che verrà dopo.

Meccanico. Semplice. Fenomenico. Tradizionale.

Ma è qui che Bergson si dimostra un genio: per noi non è così, per la nostra coscienza le cose vanno altrimenti. Il tempo, in noi, non scorre in quella maniera lì, e gli istanti stanno tra di loro in un rapporto del tutto diverso: ogni momento in qualche modo è connesso agli altri; certo ne è distinto, ma comunque e sempre correlato. Qui non si parla di linea retta, qui l'immagine è piuttosto quella dell'insieme, di una sorta di coacervo di più istanti temporali, di tutti gli istanti temporali fusi intimamente insieme gli uni agli altri.
Questa è la durata reale, un modo finalmente soggettivo di intendere e vivere il tempo: tutto è non solo più legato temporalmente secondo una banale successione, ma tutto è insieme, indistinguibile, quasi che ogni istante non possa esistere se non vi sono gli altri.

Un unico tutto, un impasto totale di tutto il vissuto.

Ed è questo che ci distingue dal resto, questo nostro poter vivere ed interpretare ciò che avviene in una maniera del tutto diversa: il mondo fenomenico è davanti a noi, ma il nostro modo di concepire l'avvenire temporale degli eventi è differente. E questo è uno stare al mondo radicalmente opposto rispetto a quello degli oggetti.
Alla base di ogni emozione sta tutto ciò: la capacità di unire e mescolare tutto il vissuto, di amalgamarlo ed impastarlo, di viverlo non come semplice fenomeno tra gli altri, che avviene e basta, ma come istante legato agli altri, magari portatore di un significato.
E, cosa non da poco, magari suscettibile di una connotazione qualitativa e non soltanto tristemente quantitativa: solo così il nostro tempo può acquisire un senso e non essere ridotto a semplice dato da misurare nel proprio scorrere.


Quando sono triste a volte ci penso, e capisco la profondità in cui consiste l'essere umano..

domenica 14 settembre 2008

Tu prova ad avere un mondo nel cuore, e non riuscire a esprimerlo a parole

In bilico, in bilico tra tristezza, disperazione, malinconia e felicità...estremità del carattere e dell'essere uomo...estremità a volte conviventi, a volte semplicemente incompatibili...ma è così che ci si sente a volte, è così oggi, ora, per me.

Svuotato


Ma da me stesso: incapacità cronica all'azione, questo sarebbe il verdetto medico, la diagnosi di un luminare della scienza..inettitudine a cogliere il momento, incapacità a trasmettere all'esterno l'interiorità della propria vita e dei propri sentimenti.
E' una brutta malattia non riuscire ad agire, non riuscire a dire tutto il mondo che si ha nel cuore...perché quando i rimpianti ti assalgono, sei solo con te stesso a maledirti per tutte le occasioni mancate.

Se qualcuno ha una cura mi faccia un fischio, perché io ho paura..