giovedì 13 novembre 2008

Alla ricerca del cielo più azzurro



L'essenza dell'ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, ma che lo rivendica a sè. (D. Bonhoeffer)

Bello. Vero.
Forse.
Anzi, vero.
Solo tremendamente difficile.
Sgrovigliare quell'intricata matassa che è l'esistenza umana.
Scioglierne i nodi.
Distenderli.
Guardarli per quello che sono. E continuare a seguire con le dita e gli occhi il dipanarsi del filo della vita per come si presenta: a volte lineare, a volte storto, a volte ingarbugliato.
Tenere la testa alta, nonostante sia pesante.
Reggersi sulle gambe, non farle cedere.

La felicità non è uno stato raggiunto, è un ideale a cui tendere, verso cui tendere incessantemente.
Se la pensassimo raggiunta una volta per tutte, cesseremmo di cercarla, negandoci la possibilità di viverla.

domenica 19 ottobre 2008

Alchimia di desideri


Che ne sarà ora? Di mille desideri, mescolati a speranze molto spesso malcelate nell'animo?
Che ne sarà di tutta la voglia di danzare tra le stelle, di tutti gli abbracci mai dati, di tutti quei gesti d'affetto che sono rimasti chiusi in qualche cassetto del cuore?
Che ne sarà di una possibile vita insieme che avrebbe potuto essere la rampa di lancio per nuovi e finalmente veri sorrisi, delle occhiate date di sfuggita, dell'arrossire all'improvviso per un gesto o una battuta?
Che cosa sarà del nostro voler provare a sorridere? Cosa avverrà all'idea di noi?
E che cosa ti dà quel tuo voler rimanere rinchiusa, quel tuo non coraggio delle azioni? E che cosa rimane di questo nostro quasi-sfiorarci reciproco troppo spesso rimandato? E delle parole mancate?
E che ti dà quel rinviare a mai più quello sguardo e quelle parole sincere che mai si sono date nelle nostre esistenze?

Pago forse la colpa di troppo silenzio e troppo aspettare e poco inseguire? Ma la voce si blocca di fronte alla tristezza di chi, per paura o chissà cosa, molto spesso ha celato un'insicurezza o un non voler agire dietro a un rossore di viso e a una tristezza profonda..

Quando ami qualcuno, amalo davvero, o non farlo per niente...

domenica 21 settembre 2008

Viaggio nel tempo immobile


I grandi pensatori li si riconosce dalla capacità di dire cose che nessuno aveva mai pensato prima, dal coraggio di ribaltare l'intero modo di concepire anche le cose più comuni.
Henri Bergson fu tra questi: sua l'idea di separare nettamente l'ambito dei fenomeni esterni alla coscienza rispetto al mondo interno di ognuno di noi. E come fare?
A partire dal tempo: finalmente una distinzione netta, chiara, importante, tra lo scorrere degli eventi e dei fenomeni a noi esteriori e la nostra interiorità.
Prendiamo il mondo esterno ed i suoi accadimenti: in esso gli istanti vengono a giustapporsi gli uni agli altri nel modo più semplice ed intuitivo per noi: a t1 succede t2, e poi t3, e così via. Quasi come su una linea retta immaginaria, il tempo scorre in maniera lineare, ogni istante viene dopo il proprio antecedente, e pre-esiste a ciò che verrà dopo.

Meccanico. Semplice. Fenomenico. Tradizionale.

Ma è qui che Bergson si dimostra un genio: per noi non è così, per la nostra coscienza le cose vanno altrimenti. Il tempo, in noi, non scorre in quella maniera lì, e gli istanti stanno tra di loro in un rapporto del tutto diverso: ogni momento in qualche modo è connesso agli altri; certo ne è distinto, ma comunque e sempre correlato. Qui non si parla di linea retta, qui l'immagine è piuttosto quella dell'insieme, di una sorta di coacervo di più istanti temporali, di tutti gli istanti temporali fusi intimamente insieme gli uni agli altri.
Questa è la durata reale, un modo finalmente soggettivo di intendere e vivere il tempo: tutto è non solo più legato temporalmente secondo una banale successione, ma tutto è insieme, indistinguibile, quasi che ogni istante non possa esistere se non vi sono gli altri.

Un unico tutto, un impasto totale di tutto il vissuto.

Ed è questo che ci distingue dal resto, questo nostro poter vivere ed interpretare ciò che avviene in una maniera del tutto diversa: il mondo fenomenico è davanti a noi, ma il nostro modo di concepire l'avvenire temporale degli eventi è differente. E questo è uno stare al mondo radicalmente opposto rispetto a quello degli oggetti.
Alla base di ogni emozione sta tutto ciò: la capacità di unire e mescolare tutto il vissuto, di amalgamarlo ed impastarlo, di viverlo non come semplice fenomeno tra gli altri, che avviene e basta, ma come istante legato agli altri, magari portatore di un significato.
E, cosa non da poco, magari suscettibile di una connotazione qualitativa e non soltanto tristemente quantitativa: solo così il nostro tempo può acquisire un senso e non essere ridotto a semplice dato da misurare nel proprio scorrere.


Quando sono triste a volte ci penso, e capisco la profondità in cui consiste l'essere umano..

domenica 14 settembre 2008

Tu prova ad avere un mondo nel cuore, e non riuscire a esprimerlo a parole

In bilico, in bilico tra tristezza, disperazione, malinconia e felicità...estremità del carattere e dell'essere uomo...estremità a volte conviventi, a volte semplicemente incompatibili...ma è così che ci si sente a volte, è così oggi, ora, per me.

Svuotato


Ma da me stesso: incapacità cronica all'azione, questo sarebbe il verdetto medico, la diagnosi di un luminare della scienza..inettitudine a cogliere il momento, incapacità a trasmettere all'esterno l'interiorità della propria vita e dei propri sentimenti.
E' una brutta malattia non riuscire ad agire, non riuscire a dire tutto il mondo che si ha nel cuore...perché quando i rimpianti ti assalgono, sei solo con te stesso a maledirti per tutte le occasioni mancate.

Se qualcuno ha una cura mi faccia un fischio, perché io ho paura..

lunedì 25 agosto 2008

One more mile


Ci siamo...le braccia tese a cercare di afferrare un incerto avvenire, le gambe pronte allo scatto finale, tutti i muscoli ed i nervi del corpo a tentare un improbabile ultimo miglio di strada da percorrere.


fragile

si
è questo l'aggettivo giusto
fragile. esposto agli urti del mondo, con il resto, con l'altro, con te.

One more week, solo più una settimana: ogni anno un biglietto di andata e ritorno per i monti ha scandito i ritmi del mio cuore, li ha dosati:...un incontro che per sempre ha segnato l'esistenza, marchiandola quasi a fuoco e lasciandone un segno indelebile.

Ed ancora una volta, da capo. ancora una volta sarà silenzio di presenze, ancora una volta saranno sguardi malcelati. Ancora per una volta: per una sola volta, poi sarà probabilmente un vuoto, un vuoto protratto chissà per quanto.

..ma lasciami solamente per un'ultima settimana scivolare nella tua esistenza, ed osservarti di lato mentre cerchi di stare al mondo..

...ogni giorno porterò il tuo ricordo come una fotografia da taschino,

e perdonami se ogni tanto la tirerò fuori per lustrarla e rimirarla:
mi servirà soltanto per sapere che cosa significa vivere.


martedì 19 agosto 2008

A. R.



Ho sempre invidiato la vena poetica di uno dei (per me) più grandi: Arthur Rimbaud, poeta per vocazione, scavezzacollo per professione, mai compreso sino in fondo per natura.

Forse per il suo stile a volte chiuso, a volte criptico, incomprensibile eppure così bello e diretto; forse per la sua vita romanzesca, piena di colpi di scena, cambiamenti, ripensamenti e disgrazie.
Una madre borghese, oppressiva.bigotta.fughe di casa che nemmeno si contano,ritorni.ribellione all'ordine costituito, a partire dalla scuola.
la vita sregolata di un bevitore d'assenzio. l'amore x il collega di versi Verlaine: disperato, struggente, alla fine impossibile. Gli addii, e poi la decisione di mollare tutto e tutti e fuggire in Africa e cambiare vita: e basta, basta poesia...

Forse sta tutto qui: non adattarsi ad un mondo sempre stupido sarebbe la soluzione, scappare da tutti, lontano, l'ideale..
..(danza! danza! danza!)..
Rimbaud ci ha provato: si è nauseato di quello che viveva, di una società borghese, chiusa, opprimente ed oppressa, con tanti, troppi tabù. E' fuggito, alla ricerca di una grande città, di stimoli:ha ricercato la purezza nella parola, nei versi, nella poesia prima e nella prosa poi. Ha trovato l'amore, ma era impossibile: era vero, forte, struggente, vivo, quello che prende ai nervi e al cuore e non ti lascia stare nemmeno la notte, quello che cambia la vita di colpo, e rende insipido e privo di significato ogni altro avvenimento che non contempli il nome dell'amata (amato nel caso di Rimbaud). Ma alla fine, anche l'amore è sfuggito, scappato, distrutto da troppi litigi e da un colpo di pistola alla gamba: e così il nostro non ha più trovato conforto nemmeno nella poesia. L'unica fonte di stimolo, l'unica cosa che dava la forza di cercare la bellezza intorno, l'amore, era svanito: tanto valeva fuggire via, lontano, lontano da quel mondo che lo aveva costretto alla ribellione, alla fuga, alla distruzione di un amore, e che ora lo costringeva ad un esilio.

Rimbaud smise di scrivere, diventò mercante, commerciante. anche d'armi: visse tra Africa, Medioriente e un pizzico d'Europa gli ultimi anni di vita, ma non prese più in mano una penna ed un foglio per dare vita a quel miracolo che si chiama poesia. "Ribaltare le parole, invertire il senso fino allo sputo cercando un'altra poesia" non era più il suo mestiere.

Forse il mondo aveva vinto, o forse Arthur si era stufato di combatterci contro; la poesia non faceva altro che continuare a perpetuare il ricordo di una vita sfibrante e di un amore disperato, e Rimbaud decise che, piuttosto che continuare a tormentarsi, sarebbe stato meglio dimenticare tutto e tutti, compreso sè stesso.


domenica 10 agosto 2008

Vorrei dirti che t'amo,
Ma non quando è facile,
Le braccia conserte,
guardando quel muro davanti.

Vorrei lo sapessi, non sono il migliore,
Ho un patto con gli anni,
mi tengo da sempre una mano sul petto,
dovesse mai smettere, ascolta, di battermi il cuore.

E' passato il 9 agosto...proprio stasera, mi ha lasciato qualche ricordo sotto lo zerbino di casa e se ne è andato così come era venuto, in silenzio...

=IO=