mercoledì 29 aprile 2009

Leggere luci


Leggere luci, fatui ritorni, ardente zelo di non fermarsi..bloccare il vuoto di empie stanze per poi partire per più distanze..Mai più mattanze..mai più quel gelo innanzi al corpo, mai più il mio freddo che sfiora il volto. La luce accesa di volontà, il sole, giallo, mi abisserà..abisso in alto, e lì trovarsi, sentire il pieno di un altro centro, un centro esploso di sguardi accesi.

Soltanto solo, guardando il vuoto, guardando il volto di mille nulla..Non serve a niente restar sospesi, non serve a niente restare illesi: il vuoto, presto, scomparirà, il nulla, questo, si abbaglierà..saranno fuochi di volontà, e il centro, allora, mi riempirà. IO, mille ardori guardar vorrò: ma sulla terra, su questa terra: in questo corpo che sfiora me, in questo centro che ora è.

domenica 29 marzo 2009

Fuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuun


Nel silenzio, all'improvviso, un rumore..che avrebbe dovuto essere familiare, e invece non lo è stato..non sono mai stato abituato a sentirlo..un martedì pomeriggio, un primo pomeriggio assonnato. E il rumore dell'asciugamani elettrico stile phon-attaccato-al-muro-dell'autogrill irrompe nel bagno della biblioteca dove sono solito preparare il mio futuro sui libri. Avrebbe dovuto essere naturale: ma così non è stato..era da quando ero una spaurita matricola che quell'aggeggio non c'era..
...e invece da martedì il mondo è cambiato, e non sono ironico..quel luogo perfetto, intatto, dove ormai ho preso residenza, è stato modificato in una sua parte, piccola quanto vuoi, ma ora diversa..c'è un rumore in più..

..sono uscito, la sera, per andare a prendere il mio treno quotidiano..e uscendo, ho alzato un attimo lo sguardo al cielo..era diverso, pure lì. Attorniato da sensazioni differenti da quelle che ero solito provare, come se fossi stato ribaltato da un mondo all'altro..quel posto era diverso...

Dentro me, era diverso.
Fuori, no. Fuori era sempre uguale.

Gli studenti continuavano a fumare sigarette nel cortile, il mondo portava avanti la sua sterile voglia di esistere, le porte continuavano ad aprirsi al passaggio di umanità differenti. E i colori erano sempre uguali.

Ma dentro no. Per un attimo i colori si erano fatti differenti, vivi, la luce entrava finalmente negli occhi, la vita irrompeva. Per un attimo. Ho sentito il vento sulla pelle. E mi è scappato un sorriso.
Poi ho preso il mio sguardo, e mi sono avviato verso Porta Nuova.
Ma come non avevo mai fatto.

sabato 21 marzo 2009

...Maria Catena...


Maria Catena attendeva paziente il turno per la comunione
Quella domenica Cristo in croce sembrava più addolorato di altri giorni
il vecchio prelato assolveva quel gregge
da più di vent'anni dai soliti peccati
Cristo in croce sembrava alquanto avvilito
dai vizietti di provincia

Primo fra tutti il ricorso sfrenato
al pettegolezzo imburrato infornato e mangiato
quale prelibatezza e meschina delizia per palati volgari
larghe bocche d'amianto fetide come acque stagnanti

Cristo in croce sembrava
più infastidito dalle infamie che dai chiodi

Maria Catena anche tu
conosci quel nodo che stringe la gola
Quel pianto strozzato da rabbia e amarezza
da colpe che infondo non hai
e stai ancora scontando l'ingiusta condanna
nel triste girone della maldicenza

e ti chiedi se più che un dispetto il tuo nome
sia stato un presagio

Maria Catena non seppe reagire
Al rifiuto del parroco di darle l'ostia
E soffocò nel dolor quel mancato amen
E l'umiliazione
Secondo un antico proverbio
ogni menzogna alla lunga diventa verità

Cristo in croce mostrava
un sorriso indulgente e quasi incredulo

Maria Catena anche tu
conosci quel nodo che stringe la gola
Quel pianto strozzato da rabbia e amarezza
Da colpe che infondo non hai
E stai ancora scontanto l'ingiusta condanna
Nel triste girone della maldicenza

E stai ancora scontando l'ingiusta condanna
Nel triste girone della maldicenza
E ti chiedi se più che un dispetto
il tuo nome sia stato un presagio


(Carmen Consoli, Maria Catena)

domenica 1 marzo 2009

Afferrandosi a qualunque sguardo


Anni fa, quando ero ancora piccino ed innocente, entrai a contatto con una donna, forse una delle più grandi che questo nostro sciagurato paese abbia mai avuto: entrai a contatto con le sue parole, i suoi versi, tutti i suoi sentimenti lanciati come inchiostro su carta. Conobbi la sua vita, il suo dolore, la sua Poesia. Mi permetto di lasciare qui pochi dei suoi versi, perché in questo momento mi aiutano, mi stanno vicini, sostenendomi più di quanto essi possano sapere. E soprattutto perché in questo periodo io non so più scrivere, e allora lascio fare a chi di scrivere ne ha fatto un mestiere, forse il più nobile.

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.



Alda Merini



sabato 21 febbraio 2009

The same old me


Più o meno come quando uno corre per prendere il treno. E arriva trafelato al binario. ma il treno ti parte sotto gli occhi.

Più o meno quando aspetti tutta la settimana di vedere una persona, e quella persona quella sera non c'è.

Più o meno come quando ti aspetti qualcosa, più o meno come quando le aspettative si aggrovigliano nell'animo, sino a premere per uscirne: e poi ad un tratto tutto rimane dentro. E incollato al suolo è il modo di essere.
E si striscia solo più.
Quel volo che ci si aspettava non avviene

"Niente decollo, si avvisano i signori passseggeri di scendere dall'aereo."



Causa guasto tecnico


E la paura, quel terrore, non te lo togli più da addosso: prende residenza in te, tiene le gambe e le braccia, bracca la mente di ora in ora. E tu non sai cos'è, ma c'è, è lì...è vecchio, ancestrale, inconscio...ora di nuovo abituale..non ti lascia stare, alla sera sotto le coperte, al mattino appena resosi conto di dove si è, nel bel mezzo di una serata, durante il pomeriggio..e tu provi a urlare, ma la voce non esce...e tu provi a cercare, ma nulla..

Di nuovo piccolo piccolo nel pancione di mia mamma...

Dove sei?
Ti sento..

domenica 25 gennaio 2009

Chevalier de Pas


Fernando Pessoa chiuse gli occhiali e si addormentò; e quelli che scrivevano per lui lo lasciarono solo, finalmente solo. Così la pioggia obliqua di Lisbona lo abbandonò, e finalmente la finì di fingere fogli, di fare male ai fogli...
E la finì di mascherarsi dietro tanti nomi, dimenticando Ophelia per cercare un senso che non c'è. E alla fine dirle: "scusa se ho lasciato le tue mani, ma io dovevo solo scrivere, scrivere e scrivere di me..."

E le lettere d'amore,
le lettere d'amore
fanno solo ridere.
Le lettere d'amore
non sarebbero d'amore
se non facessero ridere.
Anch'io scrivevo un tempo lettere d'amore
anch'io facevo ridere;
le lettere d'amore, quando c'è l'amore,
per forza fanno ridere.

E costruì un delirante universo senza amore, dove tutte le cose hanno stanchezza di esistere, e spalancato dolore. Ma gli sfuggì che il senso delle stelle non è quello di un uomo, e si rivide nella pena di quel brillare inutile, di quel brillare lontano..
E capì tardi che dentro quel negozio di tabaccheria c'era più vita di quanta ce ne fosse in tutta la sua poesia; e che invece di continuare a tormentarsi con un mondo assurdo, basterebbe toccare il corpo di una donna, rispondere a uno sguardo..

E scrivere d'amore, e scrivere d'amore, anche se si fa ridere; anche quando la guardi, anche mentre la perdi, quello che conta è scrivere. E non aver paura, non aver mai paura di essere ridicoli; solo chi non ha scritto mai lettere d'amore fa veramente ridere.

Le lettere d'amore,
le lettere d'amore,
di un amore invisibile;
le lettere d'amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d'amore
che avevo immaginato,
ma mi facevan ridere
magari fossi in tempo
se avessi ancora il tempo
per potertele scrivere..



(Roberto Vecchioni, Le lettere d'amore)

venerdì 16 gennaio 2009

A te la mossa


"Se mi chiedessi sull'arte probabilmente ti citerei tutti i libri sull'arte mai scritti. Michelangelo: so tante cose su di lui, le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il papa, le sue tendenze sessuali, tutto quanto vero? Ma non saprei dirti che odore c'è nella cappella Sistina, non sono mai stato lì con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto, mai visto. Se mi chiedessi sulle donne, probabilmente ti farei un compendio delle mie preferenze. Ma non so dirti che cosa si prova a risvegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felici.
E se ti chiedessi sulla guerra probabilmente ti getterei Shakespeare in faccia "ancora una volta sulla breccia cari amici", ma non ne ho mai sfiorata una, non ho mai tenuto in grembo la testa del mio migliore amico vedendolo esalare l'ultimo respiro mentre con lo sguardo chiede aiuto.


Se mi chiedessi sull'amore probabilmente ti direi un sonetto, ma guardando una donna non sono mai stato del tutto vulnerabile, non ne conosco una che mi risollevi con gli occhi, sentendo che Dio ha mandato un angelo sulla terra solo per me, per salvarmi dagli abissi dell'inferno. Non so cosa si prova ad essere il suo angelo, avere tanto amore per lei, vicino a lei, per sempre, in ogni circostanza. Incluso il cancro. Non so cosa si prova a dormire su una sedia di ospedale per due mesi tenendole la mano, perché i dottori vedano nei tuoi occhi che il termine orario delle le visite non si applica a te.
Non so cosa è la vera perdita. Perché questa si verifica solo quando ami una cosa più di quanto ami te stesso.
Dubito di aver osato amare qualcuno a tal punto.
Io mi guardo, e non vedo un uomo intelligente, sicuro di sé, vedo un bulletto che si caga sotto per la paura.
(...)

Nessuno può comprendere ciò che ho nel profondo.


Personalmente me ne strafrego di tutto questo perchè sai una cosa? Non c'è niente che tu possa imparare da me che non legga in qualche libro del cazzo. A meno che io non voglia parlare di me. Di chi sono. Allora la cosa ti potrebbe affascinare. Ma io non voglio farlo...Sono terrorizzato da quello che direi.

..

Anzi..
Ci sto

A me la mossa.."


Liberamente tratto e riadattato da "Will Hunting, Genio Ribelle"